Storia del comprensorio Pantanella

Il comprensorio Pantanella di Via Casilina 9 si trova in uno dei punti più riconoscibili della Roma orientale: l’inizio di Via Casilina, a breve distanza da Porta Maggiore, tra il quartiere Prenestino-Labicano, San Giovanni, l’Esquilino e le direttrici storiche della Via Prenestina e della Via Casilina.

Oggi questo luogo è soprattutto uno spazio abitato: case, uffici, cortili, passaggi interni, servizi e attività. La sua forma, però, conserva la memoria di una grande stagione industriale romana. Prima di diventare un complesso residenziale e direzionale, la Pantanella fu uno dei nomi più importanti della produzione alimentare della città: mulini, pastificio, silos, biscottificio, grandi vetrate, volumi produttivi e architetture pensate per il lavoro.

Questa pagina raccoglie una sintesi della storia del complesso, con particolare attenzione alla porzione oggi identificata con Via Casilina 9 e alla sua appartenenza alla più ampia vicenda dell’ex Pastificio Pantanella.

Una nota sul civico 9

Le fonti storico-architettoniche pubbliche indicano il complesso Pantanella all’inizio di Via Casilina, spesso con riferimento a Via Casilina 3 o Via Casilina 5. L’attuale indirizzo di Via Casilina 9 è invece collegato, nelle fonti immobiliari e d’uso contemporaneo, alla parte residenziale dell’ex complesso Pantanella.

Per questo motivo, quando in questa pagina si parla del silos, del mulino e dei corpi verticali della Pantanella, il riferimento non va inteso come una ricostruzione catastale puntuale, ma come una ricostruzione storica e urbana. Il comprensorio attuale è il risultato di molte fasi: l’impianto industriale originario, gli ampliamenti degli anni Venti e Trenta, la ricostruzione del dopoguerra e il recupero residenziale tra la fine del Novecento e l’inizio degli anni Duemila.

Dalle origini della Pantanella alla nuova Roma industriale

La storia del nome Pantanella è legata a Michelangelo Pantanella, detto anche Michele, imprenditore originario di Arpino. Arrivato a Roma nell’Ottocento, avviò un’attività nel commercio alimentare che, nel tempo, si trasformò in un’impresa di molitura, panificazione e pastificazione.

La prima grande sede della Pantanella si trovava nell’area di Via dei Cerchi, presso il Circo Massimo. Era una Roma in trasformazione: dopo il 1870, con Roma capitale d’Italia, la città iniziò a crescere rapidamente, a costruire nuovi quartieri, a dotarsi di infrastrutture moderne e a spostare parte delle attività produttive fuori dagli spazi monumentali del centro storico.

Nel 1896 nacque la Società molini e pastificio Pantanella, che mantenne il nome Pantanella perché ormai molto conosciuto dai romani. Con il passare degli anni, la produzione richiese spazi più ampi, più adatti all’industria moderna e meglio collegati alle infrastrutture ferroviarie e viarie della città.

Lo stabilimento di Via Casilina

L’area all’inizio di Via Casilina, tra Porta Maggiore, Via Prenestina e l’attuale asse della Tangenziale Est, divenne il luogo del nuovo grande impianto produttivo.

La costruzione del complesso non avvenne in un solo momento, ma per fasi successive. Già nei primi decenni del Novecento l’area era caratterizzata dalla presenza di strutture produttive legate alla lavorazione dei cereali. Negli anni Venti e Trenta la Società molini e pastificio Pantanella sviluppò e ampliò lo stabilimento di Via Casilina, anche in seguito alla dismissione della sede di Via dei Cerchi.

Nel 1929 il progetto dello stabilimento fu affidato all’architetto Pietro Aschieri, figura importante dell’architettura romana del Novecento. Il committente era la Società Molini e Pastificio Pantanella. Il nuovo complesso produttivo cercava di dare dignità architettonica a un edificio industriale, senza nasconderne la funzione pratica: grandi aperture, prospetti monumentali, corpi di fabbrica imponenti e spazi pensati per la produzione.

L’inaugurazione del nuovo impianto Pantanella su Via Casilina avvenne negli anni Trenta. Da quel momento, l’area diventò una presenza familiare nel paesaggio urbano della zona: una fabbrica grande, visibile, moderna, posta in dialogo con le infrastrutture e con i monumenti vicini.

Il silos e il corpo verticale di Via Casilina 9

Una parte importante della memoria del comprensorio è legata al silos e al grande corpo verticale oggi riconducibile a Via Casilina 9.

Nel funzionamento industriale della Pantanella, il silos non era un semplice edificio di servizio. Era una struttura essenziale del ciclo produttivo: serviva alla conservazione delle granaglie e metteva in relazione lo stoccaggio, il mulino e la produzione alimentare. La sua altezza e la sua massa lo rendevano visibile nel paesaggio urbano, soprattutto in un punto così delicato della città, all’inizio di Via Casilina e a pochi passi da Porta Maggiore.

Le fonti disponibili indicano che il primo silos appartiene alla fase più antica dello stabilimento di Via Casilina. Alcune ricostruzioni datano la sua realizzazione al 1913; altre riportano il 1915. In ogni caso, il silos precede il grande intervento architettonico degli anni Venti e Trenta e rappresenta una delle prime presenze industriali significative del complesso.

La sua posizione e il suo volume gli attribuivano un ruolo quasi monumentale. Rivolto verso Porta Maggiore, il silos cercava una propria dignità architettonica in un luogo dominato dalla memoria antica: le Mura Aureliane, gli acquedotti, Porta Maggiore e il sepolcro del fornaio Marco Virgilio Eurisace. Questa vicinanza rende la Pantanella un caso particolare nella storia di Roma: un complesso industriale moderno costruito accanto a monumenti legati, in modo sorprendente, allo stesso mondo del pane, della farina e della trasformazione dei cereali.

Nel 1926 l’ingegnere Alberto Naldini progettò un’autorimessa nelle adiacenze del silos. Quel progetto non fu realizzato nella sua forma iniziale, ma segnò l’avvio della fase di ampliamento dello stabilimento. In seguito intervenne l’architetto Pietro Aschieri, incaricato di dare maggiore qualità architettonica all’insieme. È in questa fase che il complesso assunse il carattere riconoscibile dell’archeologia industriale romana: volumi imponenti, prospetti ordinati, grandi aperture e richiami alla monumentalità del contesto.

Durante la Seconda guerra mondiale la fabbrica fu danneggiata dai bombardamenti che colpirono l’area orientale di Roma. Nel dopoguerra, Vittorio Ballio Morpurgo curò la ricostruzione del pastificio e la realizzazione del nuovo mulino. Le fonti descrivono questa fase come un momento decisivo per la trasformazione dei grandi volumi verticali del complesso: il silos, il mulino e le strutture produttive vennero ricomposti in una nuova immagine industriale, più vicina al linguaggio razionalista del secondo dopoguerra.

Per questo motivo, quando oggi si parla del silos di Via Casilina 9, è utile ricordare che non si tratta soltanto di un edificio, ma di una stratificazione. In quel volume convivono più fasi della storia Pantanella: il primo impianto industriale di inizio Novecento, gli ampliamenti degli anni Venti e Trenta, la ricostruzione successiva ai bombardamenti e infine il recupero residenziale degli anni Novanta.

Con la riconversione del complesso tra il 1998 e il 2001, anche il corpo verticale legato alla memoria del silos e del mulino ha cambiato funzione. Da elemento produttivo è diventato parte del comprensorio contemporaneo: non più deposito di grano o struttura industriale, ma edificio abitato. Questa trasformazione è uno degli aspetti più significativi dell’ex Pantanella: un luogo nato per il lavoro e la produzione è diventato spazio di vita quotidiana, conservando però nella forma la memoria della fabbrica.

Abitare oggi in Via Casilina 9 significa quindi vivere in una parte particolarmente riconoscibile dell’ex complesso Pantanella: un punto in cui la storia industriale di Roma è ancora leggibile nei volumi, nelle altezze, nei prospetti e nel rapporto con Porta Maggiore.

Architettura industriale e memoria di Porta Maggiore

Uno degli aspetti più interessanti dell’ex Pantanella è il rapporto tra industria moderna e memoria antica.

Il complesso sorge a breve distanza da Porta Maggiore e dal sepolcro del fornaio Marco Virgilio Eurisace, monumento romano legato proprio al mondo del pane e della lavorazione dei cereali. Nei prospetti dell’edificio progettato da Aschieri compaiono grandi aperture, vetrate e finestre circolari che richiamano gli “oculi” del vicino sepolcro antico.

Questa relazione rende la Pantanella un caso particolarmente significativo di archeologia industriale romana: non una semplice fabbrica, ma un edificio produttivo che dialogava con la storia del luogo, con la forma della città e con la memoria del lavoro alimentare a Roma.

Anche oggi, nonostante le trasformazioni successive, molti elementi del complesso ricordano quella origine: le dimensioni dei volumi, le grandi finestre, i percorsi interni, i cortili e il carattere sobrio ma riconoscibile dell’architettura.

Guerra, ricostruzione e nuova espansione produttiva

Durante la Seconda guerra mondiale, l’area orientale di Roma fu duramente colpita dai bombardamenti. Il 19 luglio 1943 il bombardamento di San Lorenzo e delle zone limitrofe interessò anche le direttrici di Porta Maggiore, Via Casilina e Via Prenestina. Lo stabilimento Pantanella subì danni importanti.

Nel dopoguerra il complesso fu ricostruito e ampliato. Nel 1950 l’architetto Vittorio Ballio Morpurgo curò la ricostruzione del pastificio e la costruzione del nuovo mulino. Tra il 1958 e il 1961 l’architetto Silvano Ricci realizzò il biscottificio lungo Via Casilina.

Negli anni Cinquanta e Sessanta la Pantanella tornò a essere una realtà produttiva rilevante. Per un periodo rappresentò una delle aziende più avanzate del settore alimentare romano e italiano, inserita in una città che stava cambiando ancora: ricostruzione, crescita demografica, nuove infrastrutture e progressiva trasformazione delle aree industriali.

La crisi degli anni Settanta

Negli anni Sessanta e Settanta la grande industria urbana romana entrò progressivamente in difficoltà. Anche la Pantanella fu coinvolta in questa crisi.

Dal 1970 il pastificio attraversò una grave situazione finanziaria. I lavoratori iniziarono una lunga mobilitazione, con scioperi e occupazione della fabbrica. La vicenda si concluse senza un vero rilancio industriale stabile e lo stabilimento cessò definitivamente la propria funzione produttiva.

Da quel momento l’ex Pantanella rimase per anni un grande spazio abbandonato: una fabbrica non più attiva, ma ancora fortemente presente nel paesaggio della città.

L’occupazione del 1990 e la memoria sociale

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, l’ex Pantanella divenne anche un luogo centrale nella storia sociale di Roma.

Nel 1990, durante la stagione dei Mondiali di calcio in Italia, centinaia e poi migliaia di persone migranti trovarono rifugio negli spazi abbandonati della fabbrica. La Pantanella diventò un caso nazionale: un luogo di precarietà e difficoltà, ma anche di organizzazione, solidarietà e visibilità pubblica per una nuova fase della società italiana.

In quella vicenda ebbe un ruolo importante don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas diocesana di Roma, impegnato a richiamare le istituzioni alla responsabilità dell’accoglienza e dell’assistenza. Gli abitanti temporanei dell’ex fabbrica diedero a quel luogo anche un altro nome: “Shish Mahal”, la “casa di cristallo” o “luogo di incontro”.

Questa fase è parte della memoria del complesso. Ricorda che la Pantanella non è stata solo industria e architettura, ma anche spazio attraversato dalle trasformazioni sociali della città.

Il recupero e la nascita del comprensorio contemporaneo

Tra il 1998 e il 2001 gli edifici dell’ex Pantanella furono oggetto di un importante intervento di recupero e riconversione, su progetto dell’architetto Bruno Moauro. Il complesso fu trasformato in spazi residenziali, uffici e servizi.

È in questa fase che si definisce l’attuale volto del comprensorio. La porzione di Via Casilina 9 appartiene a questa storia recente: non più fabbrica, ma luogo abitato; non più impianto produttivo, ma parte di un complesso residenziale nato dal riuso di un grande patrimonio industriale romano.

Il recupero ha permesso di conservare la memoria architettonica del sito e, allo stesso tempo, di restituire vita quotidiana a spazi che per anni erano rimasti inutilizzati. Abitare oggi alla Pantanella significa vivere dentro un pezzo di storia urbana: un luogo che unisce lavoro, industria, crisi, accoglienza, trasformazione e nuova residenza.

Via Casilina 9 oggi

Oggi Via Casilina 9 è parte dell’attuale comprensorio residenziale dell’ex Pantanella. La vita quotidiana del condominio si svolge dentro un contesto architettonico che conserva tracce evidenti della precedente funzione industriale: altezze importanti, ampie superfici finestrate, cortili interni, volumi verticali e percorsi che derivano dalla struttura produttiva originaria.

Il valore del luogo non sta solo nella sua posizione, vicina a Porta Maggiore e a San Giovanni, ma anche nella sua stratificazione. Qui Roma mostra una delle sue trasformazioni più tipiche: un edificio nato per produrre, rimasto per anni in crisi e in abbandono, poi recuperato e restituito alla città con una nuova funzione.

Per chi vive oggi nel comprensorio, questa storia non è soltanto un elemento decorativo. È parte dell’identità del luogo. Raccontarla significa riconoscere che muri, cortili, finestre e volumi non sono semplici elementi edilizi, ma tracce di una storia collettiva.

Un patrimonio da custodire

La storia del comprensorio Pantanella di Via Casilina 9 non è solo una successione di date. È la storia di Roma che cambia forma: dalla città post-unitaria alla città industriale, dalla guerra alla ricostruzione, dalla crisi produttiva al riuso contemporaneo.

Conservare questa memoria significa riconoscere il valore del luogo in cui viviamo. I cortili, le facciate, i percorsi interni e i volumi dell’ex Pantanella non sono soltanto elementi edilizi: sono tracce di una storia fatta di lavoro, innovazione, difficoltà e rinascita.

Oggi il comprensorio è uno spazio privato e quotidiano, ma la sua origine resta parte del patrimonio urbano di Roma. Raccontarla è un modo semplice per custodirla.

Cronologia essenziale

Fonti e approfondimenti

Questa pagina è una sintesi divulgativa basata su fonti pubbliche consultabili online: